Mimmo Gangemi


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Mimmo Gangemi - Opere


Opere Pubblicate


La verità del giudice meschino
Garzanti - 2015

La pioggia battente scende rumorosa, mentre il cadavere di un uomo giace con la testa all'ingiù in una fossa sul litorale calabrese. È Marco Morello, figlio di un noto capobastone della zona. Tutti sono convinti che sia un delitto di mafia, una resa di conti. Tutti tranne Alberto Lenzi. Il «giudice meschino» preferirebbe continuare a tormentare il nuovo tirocinante e a flirtare con le colleghe, ma il caso gli è stato affidato e la pista mafiosa non lo convince. Lui sa chi può dirgli come stanno le cose, anche se questo significa uscire dalle indagini ufficiali: don Mico Rota, ex capobastone a mezzo tra onorata società e 'ndrangheta e suo miglior nemico. L'uomo si mostra ugualmente scettico. Quando un altro cadavere viene trovato, le indagini subiscono una brusca accelerazione. Si tratta di un poliziotto che tutti credevano corrotto e colluso con la 'ndrangheta. I giochi sembrano fatti, tanto più che gli omicidi paiono legati a un rituale simbolico delle cosche malavitose. Eppure a Lenzi qualcosa non quadra ancora. Brancolare nel buio per seguire una propria intuizione non è mai una bella sensazione per un magistrato, ma il fato a volte arriva ad aiutare i più audaci. Una telefonata anonima getta una luce nuova sul caso. Una svolta inquietante, sordida, losca. Una svolta che pare quasi impossibile. Ora quello che manca è solo il movente, il «sangue» che don Mico dice a Lenzi di cercare. E quando finalmente la soluzione dell'intreccio viene trovata, quello che lascia in bocca al «giudice meschino» è un amaro molto più pungente di quanto avrebbe mai immaginato.

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Un acre odore di aglio
Bompiani - 2015


Oltre Eboli c’è un più profondo Sud, sconosciuto e laborioso, qui descritto attraverso le vicende di tre generazioni di una famiglia dell’Aspromonte. È la saga degli umili, vi si racconta il Sud degli ultimi, in cento anni di un cammino verso l’Italia, dall’impresa dei Mille alla devastante alluvione del 1951. Cento anni che attraversano un piccolo angolo di mondo: un paese osserva e interpreta l’eco di vicende lontane dentro cui spesso non si riconosce ma che muteranno il corso della sua vita. Una grande forza morale, la disperazione e il rifiuto dell’emarginazione stanno all’origine del tentativo di percorrere il proprio tempo. Sullo sfondo di un Aspromonte misterioso e impenetrabile, che cova, avvolge e segna i caratteri degli uomini, la storia di una famiglia si dispiega dentro la storia d’Italia, ma senza farne parte davvero appieno, e tinge di unicità quei frustoli di vita quotidiana di cui il tempo non serba il ricordo. Una variopinta folla paesana accompagna, come un coro greco, nella sorprendente esplorazione di un mondo che poteva essere piccolo e che invece giganteggia sotto sapienti pennellate capaci di commuovere nel profondo. Romanzo di grande forza narrativa, diventa metafora, anzi tante metafore che si intrecciano e si alternano senza mai sostituirsi l’una all’altra.

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Il prezzo della carne
Rubbettino - 2014

  • Premio CARACAL 2015


Una banda di giovani delinquenti, scioperati e rancorosi verso un passato familiare fatto di stenti, crede sia giunta l’ora di tentare la scorciatoia per il successo con estorsioni e minacce. Ne sono vittime una famiglia onesta, un possidente che sa il fatto suo, un emigrante arricchito. Accade però che in terra di ‘ndrangheta non è alle forze dell’ordine che ci si rivolge per avere protezione: chi non ha animo per arrangiarsi da solo dovrà confidare nella “gente di rispetto”. A tutto ciò fa da sfondo un’umanità ripiegata su se stessa dove invidie, legami d’onore, pettegolezzi, familismo sono il nutrimento quotidiano; dove l’emigrazione è un’emorragia; dove i misfatti di pochi gettano infamia sull’intera comunità e dove l’ordine naturale delle cose è dettato da regole ataviche.

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Il patto del giudice
Garzanti - 2013
Le pacte du petit juge
Editions du Seuil (Paris) - 2016

  • Premio Giovanno Losardo "Il Cristo d'argento" 2013


Una banda di giovani delinquenti, scioperati e rancorosi verso un passato familiare fatto di stenti, crede sia giunta l’ora di tentare la scorciatoia per il successo con estorsioni e minacce. Ne sono vittime una famiglia onesta, un possidente che sa il fatto suo, un emigrante arricchito. Accade però che in terra di ‘ndrangheta non è alle forze dell’ordine che ci si rivolge per avere protezione: chi non ha animo per arrangiarsi da solo dovrà confidare nella “gente di rispetto”. A tutto ciò fa da sfondo un’umanità ripiegata su se stessa dove invidie, legami d’onore, pettegolezzi, familismo sono il nutrimento quotidiano; dove l’emigrazione è un’emorragia; dove i misfatti di pochi gettano infamia sull’intera comunità e dove l’ordine naturale delle cose è dettato da regole ataviche.

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La signora di Ellis Island
Einaudi Editore - 2011

  • Premio Leonida Repaci XVII edizione 2011 - Palmi
  • Premio dei Lettori XXIV edizione 2011/12 – Lucca
  • Premio Saverio Montalto 2012 V Edizione – Ardore Marina
  • Premio Selezione Tropea VI edizione 2012 (il vincitore assoluto, tra i 3 premi selezione, sarà designato a novembre 2012)
  • Premio il TELAIO 2011 – Rombiolo (VV)
  • Premio “Un calabrese speciale” 2011 – Santena (TO)
  • Premio Associazione volontariato “Senza frontiere” – Cinquefrondi (RC)


Quando la bocca nera del piroscafo verso la Merica lo ingoia, Giuseppe non immagina che questa partenza cambierà non solo la sua vita, ma anche la vita di quelli che verranno.
Grazie alla signora di Ellis Island, la sconosciuta dal viso familiare che lo ha soccorso quando tutto sembrava perduto.
E che non smette di apparirgli in sogno con la veste azzurra e il suo bambino in braccio.
È il 1902 e molti italiani partono a cercare fortuna in America. Anche Giuseppe, ventun anni, figlio maggiore di una famiglia contadina dell'Aspromonte, lascia tutto quello che ha e attraversa l'oceano, con la promessa di tornare. Sbarcato a Ellis Island, non supera le visite di controllo e viene isolato in attesa di essere rispedito indietro. Ma gli appare una signora vestita d'azzurro e con un bimbo in braccio, che gli spalanca le porte dell'America.

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ll giudice meschino
Einaudi Editore - 2009

La revanche du petit juge
Editions du Seuil (Paris) - 2015

  • Premio Selezione Bancarella 2010
  • Premio Epizephiry 2010
  • Premio Anassilaos Narrativa 2010
  • Premio Bronzi di Riace 2010


Un magistrato indolente costretto a diventare eroe suo malgrado. Un vecchio padrino che parla come un oracolo e dal carcere orienta le indagini. Perchè quelli che sembrano omicidi di 'ndrangheta forse non lo sono. Forse hanno a che fare addirittura con le navi dei veleni e le scorie seppellite nella «spianata dell'infamia». L'anima feroce e abietta della 'ndrangheta per la prima volta racchiusa in un romanzo.

Un giudice muore per mano di balordi. E i balori muoiono per mano della 'ndrangheta, che non tollera si disturbi il prosperare dei suoi affari. Almeno, così sembra. Alberto Lenzi, magistrato scioperato e donnaiolo, colpito dalla morte del collega amico, si tuffa a capofitto nelle indagini. Lo instradano in una diversa direzione le sibilline, gustose parabole di don Mico Rota, capobastone della 'ndrangheta, e il fortuito emergere di elementi legati a un traffico di rifiuti tossici
Una «commedia umana» dove si muovono personaggi verissimi, contraddittori, sfaccettati, che inseguendo il proprio meschino tornaconto arrivano tuttavia a svelare una realtà che va molto oltre la 'ndrangheta.

(dalla quarta di copertina del libro)

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25 Nero
Pellegrini Editore - 2004

Il romanzo è liberamente tratto da una vicenda realmente accaduta nel 1925 a Palmi e di cui si riempirono le cronache nazionali.
Nei giorni precedenti la festa della Varia dell’estate 1925 gli animi si surriscaldarono a causa della volontà fascista, che poi si concretizzò, di accompagnare la processione dell’Animella al suono di Giovinezza piuttosto che della tradizionale marcetta religiosa.
Nella notte tra il 30 e il 31 agosto, a festeggiamenti pressoché conclusi, la tensione accumulata deflagrò incontenibile e, nella piazza ancora affollata e festaiola, si scontrarono i fascisti e i giovani di sinistra. Un comunista scagliò una sedia, spari squarciarono la notte e restarono al suolo quattro feriti. Uno dei quattro, fascista, morì il giorno dopo.
Scattò la rappresaglia e furono arrestati comunisti e socialisti, tra cui personaggi che con le loro storie future sarebbero diventati vanto e gloria della città (Leonida Repaci, il filosofo Cardone, ecc.). Subirono due gradi di giudizio e il Tribunale Speciale. Furono comminate sette condanne. Il giovane che subì quella più severa fu ristretto nel penitenziario di Santo Stefano dove…

(dalla quarta di copertina del libro)

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ll passo del cordaio
Il Sole 24 Ore - 2002

  • Opera vincitrice della VII edizione del Premio Il Pungitopo
  • Premio selezione Feudo di Maida 2002


Il cadavere di una donna sfigurata viene trovato in un fosso di campagna. Si pensa a Teresa, bella e giovane vedova imparentata con i Rosato, famiglia della 'drangheta calabrese che mal sopporta la sua reputazione di donna di facili costumi. Ma altre morti a catena dissipano l'ipotesi di un delitto di lupara bianca - "L'onore, di questi tempi..." - e, se tutto sembra incastrare un professore depresso con precedenti penali per insidie sessuali, presto si svelano gli scenari della nuova mafia imprenditrice, furba, con i soldi e le amicizie.
Sarà l'avvocato De Rupe a ripercorrere la grande storia di corruzione che vede coinvolti notabili, assessori e finanche il sindaco del paese, nell'ambito della vicenda di costruzione di un villaggio sulla costa dove sovrintendenze, protezione delle coste, commissione edilizia e ambientalisti sono stati messi a tacere con eccessiva facilità. "Figlio della sua terra" e abbastanza saggioper non fare uso di ciò che ha scoperto, De Rupe si trova, suo malgrado, coinvolto fino allo scontro a fuoco.
La sua confessione, resa senza riserve al magistrato antimafia, scatenerà una sequela di arresti, ma di breve durata. Seguirà l'oblio e Gino De Rupe, in compenso, si sarà guadagnato il rispetto di uomo d'onore per esseresi saputo difendere. La spirale di violenza, però, non è chiusa, e l'onore richiede ancora vendetta...

"Qua non si progredisce ma, anzi, si va avanti come il cordaio".
Il passo del cordaio, che intreccia le corde facendo passi a ritroso, è l'efficace metafora di un mondo sofocato tra parassitismo e modernità, descritto con ritmo incalzante in una scrittura colorita di espressioni locali.

(dalla seconda di copertina del libro)

Articolo di Giuseppe Amoroso apparso sulla Gazzetta del Sud del 17.09.2002

Leggi qualche brano del libro:
Brano 1 - Brano 2 - Brano 3 - Brano 4

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Pietre nel levante
La città del Sole - Sosed Editrice

  • Premio città del Sole 2001


Un io narrante torna sui passi della propria infanzia. Racconta un paesino dell'Aspromonte in "quell'ultimo tempo antico tra la metà degli anni '50 e i primi del '60". Racconta un disordine di pietre castigate dal vento del levante. Racconta fame, miseria, disparità sociale.
Il popolo ancra coltiva riti, abitudini e costumi millenari, ancora è inchiodato ai sottili, quasi impercettibili, strati in cui presume di distinguersi, ancora china la testa, ancora serve i padroni. Uomini e cose sprigionano un senso di immutabilità, o si destano appena dal torpore dei secoli, mentre sullo sfondo, lontana, l'Italia si alza, cresce, è alle soglie del boom economico, delle svolte epocali.
Nostalgia e malinconia sono i toni dominanti di un racconto avvincente e a volte crudo, dall'indubbio impatto emotivo.
E' romanzo vero, ma pure documento memoriale, testimonianza necessaria.

(dalla seconda di copertina del libro)

Leggi qualche brano del libro: Brano 1 - Brano 2 - Brano 3 - Brano 4 - Brano 5

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Quell'acre odore di aglio

  • 3° classif. Premio Firenze 1999
  • Premio selezione Feudo di Maida 1999


Oltre Eboli c'è un più profondo Sud, sconosciuto e laborioso, qui descritto attraverso le vicende di tre generazioni di una famiglia dell'Aspromonte. E' la saga degli umili, in cento anni di un cammino verso l'italia, dell'impresa dei Mille alla devastante alluvione del 1951.
Cento anni che attraversano un piccolo angolo di mondo: un paese osserva e interpreta l'eco di vicende lontane dentro cui spesso non si riconosce ma che ugualmente muteranno nel corso della sua vita.
Una grande forza morale, la disperazione e il rifiuto dell'emerginazione stanno all'origine del tentativo di percorrere il proprio tempo.
Sullo sfondo di un Aspromonte misterioso e impenetrabile, che cova, avvolge e segna i caratteri degli uomini, la storia di una famiglia si dispiega dentro la storia d'Italia, ma senza farne davvero parte appieno, e tinge di unicità quei frustoli di vita quotidiana di cui il tempo non serba ricordo.
Una varipinta folla paesana accompagna, come un coro greco, nella sorprendente esplorazione di un mondo che poteva essere piccolo, e che invece giganteggia sotto sapienti pennellate capaci di commuovere nel profondo.
Romanzo vero e di grande forza narrativa, diventa metafora, anzi tante metafore che si intrecciano e si alternano senza mai sostituirsi l'una all'altra.

(dalla seconda di copertina del libro)

Il libro, con prefazione di Luciano Lucignani, include anche un CD-Rom con versione digitale del libro.

Alcuni brani recitati contenuti nel CD commentati da musiche originali di Stefano Marcucci:
Brano 1 - Brano 2 - Brano 3 - Brano 4 - Brano 5

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Un anno di Aspromonte
Rubettino Editore - 1995

  • Rhegium Julii 1996 - Premio "Fortunato Seminara"
  • Premio internazionale dei due mari "Il Pino d'Oro"
  • Premio letterario "Giuseppe Berto" - II classificato
  • Premio letterario "Vincenzo Tieri '98


Un anno d'Aspromonte di Domenico Gangemi e' un opera prima che denota una inusuale e suggestiva maturita'. Romanzo di forte impianto corale, solo apparentemente neonaturalistico, in realta' modernamente strutturato su una pluralita' di piani e di tempo crono-narrativi, racconta, con un respiro di verita' che esercita una fascinazione difficilmente dimenticabile la coronaca di un anno di un paese aspromontano, con gli antichi equilibri che vengono incrinati - ma poi nuovamente risaldati - dal tentativo di una sparuta banda di giovani malavitosi, che ambirebbero a mettersi in proprio a fini estortivi. Gangemi narra senza ambagi, ma anche senza compiacimenti, davanti alle verita' piu' crudeli, descrivendo l'universo mafioso per via endogena, nella sua logica perversa ma consequenziaria. Ne scaturisce un romanzo dalla scrittura parcamente intarsiata di dialettismi, plumbea e impassibile nella sua strenua tenzione di pervenire - mediante l'evidenza rappresentativa e il compatto mosaico dei particolari - a una vetrina messa a nudo dei meccanismi segreti della 'ndrangheta, ma anche, ed e' la linea espressivamente piu' rilevante - di disegnare una condizione della meridionalita' che si configura come meccanismo fagocitante e assorbente e che involve, in uno stesso marchiante destino, vittime e carnefici.

Prof. Giuseppe Amoroso

Leggi qualche brano del libro:
Brano 1 - Brano 2 - Brano 3

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