Mimmo Gangemi


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Mimmo Gangemi - L'Attesa

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Il Lametino


I parcheggi all’aeroporto di Lamezia


“Aeroporto di Lamezia Terme, ore 8,20 del 29 ottobre 2010. Ho tutto il tem-po: l’aereo per Torino decolla alle 9,50. Sbarra abbassata, però, al parcheg-gio custodito. Restiamo in coda. Sei, sette macchine. Posti non se ne libera-no. E il tempo passa. Chiedo. L’addetto conferma che “al momento…”, ma che a breve si troveranno spazi, essendoci due aerei in fase di atterraggio. Invece, non un’auto che vada via. E noi inchiodati lì. Oh, nessun dirotta-mento, gli aerei atterrano davvero, sono i posti macchina che non si libera-no, chissà?, saranno capitati passeggeri tutti amanti del footing, di un saluta-re ritorno a casa a piedi. Premiamo e ripremiamo il pulsante: la sbarra resta piantata lì e il display ci irride, spifferandocelo in italiano e in inglese che è tutto esaurito. Inizia il girotondo alla ricerca nelle aree incustodite: non un buco che sia uno – neanche sotto gli alberi, si fotta la multa pur di non per-dere l’aereo. Ci guardiamo sconsolati e sempre là torniamo, alla sbarra, e al display che non cambia musica. Altri girotondi, altri ritorni, altre delusioni. L’orologio avanza impietoso, l’ansia cresce, la rabbia pure. Entro a piedi nel parcheggio custodito. Scopro alcuni spazi liberi. Lo faccio presente al di-pendente. Dice che sono prenotati. Mah! Mi rassegno e non insisto: i tempi cambiano, nulla vieta che ci siano pendolari pure dell’aereo; del treno, sì, dell’aereo, perché no? Gente che va avanti e indietro tutti i santi giorni da Lamezia a chissà dove, gente con buste paga così robuste da volerci la car-riola per portarle a casa. Compari a cui conservare il posto finché arrivano, con loro comodo, no di sicuro. In Calabria, queste cose? Ma quando mai. Comunque… Poi, miracolo: entriamo. Sono le 9,37. Una corsa, forse ce la facciamo. Amara delusione: il volo è stato chiuso. Insisto. Trovo il garbo dell’addetta, che chiama l’aereo. Di là, più rigidi di una guardia svizzera di fronte a Sua Santità: volo chiuso e non si riapre. Altri ripetono la mia trafila: braccia sconsolate e l’indice allungato a mostrare la biglietteria a lato. A me tocca andarci, ho un impegno che non posso disattendere: la sola andata mi costa il doppio di quanto ho pagato andata e ritorno assieme. I miei più sen-titi ringraziamenti, cari signori che gestite l’aeroporto. A cose fatte e digerite vi posso solo augurare non vi incappino le malanove che ci sono scappate per via di bocca. Perché è insipienza, tutto questo, non ci sono santi, né as-soluzioni: se l’aeroporto di Lamezia negli ultimi anni è cresciuto a dismisura in quanto a voli, passeggeri e compagnie aeree, non ci voleva grande scien-za per capire che si sarebbero dovuti adeguare i servizi collaterali, per primi i parcheggi. Invece, c’è gente che perde l’aereo – e con l’aereo, soldi, impe-gni, occasioni – perché in un’ora e un quarto di girotondi non ha trovato un buco dove infilare la macchina.
Di fronte all’insipienza – diretta conseguenza del voler mettere nei posti a cassetta non chi ne ha i meriti e le capacità ma i compari, gli amici, gli amici degli amici, gli idioti semplici, gli idioti utili – mi è tornato in mente un re-cente scambio di battute tra me e un Prefetto di una città del Nord, che è na-to e cresciuto da queste parti. L’Eccellenza ci ha tenuto al distinguo che i ca-labresi migliori sono quelli andati via, Lui su tutti naturalmente, e che in ter-ra bruzia siamo rimasti solo i peggiori. L’ho tacciato di razzista, prefetto e buono. Però… però…
Mentre così penso, un signore distinto, lì in attesa di un altro volo, si è senti-to toccato dalle mie proteste, ferito nell’amor di patria, perché “questo aero-porto è un orgoglio della Calabria” mi ha sganciato, con più d’una punta d’acidità. Non ho risposto. A parte che con uno di quei sguardi beffardi che finalmente mi riescono bene e che tanto fanno andare in bestia chi li subi-sce. Ho poi riso al ricordo di un altro nostro orgoglio, di molti anni fa: un candidato al Senato per la DC – un calabrese che viveva fuori da una vita, che si era fatto valere scalando una carriera prestigiosa e che sarebbe stato eletto alla grande se solo avesse avuto il buonsenso di non aprire bocca – scelse di debuttare così nell’unico comizio tenuto: “molti di voi non mi co-noscono, non sanno chi io sia. Ebbene, io sono il vostro orgoglio”. Il “nostro orgoglio” fu sonoramente legnato nel segreto dell’urna. Non vorrei che una uguale passata di legnate toccasse a quest’orgoglio della Calabria che sareb-be l’aeroporto di Lamezia.


Mimmo Gangemi


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