Mimmo Gangemi


Vai ai contenuti

Brano 5 Pietre




Brano tratto da “Pietre nel levante” di Domenico Gangemi
Cap. 10 pag. 124 e segg.

Quando abbandonammo l’albero era notte. Tenevamo i frutti a farci pancia dentro le camicie.
Cola chiudeva la fila e ”attenti al filo della luce” faceva a ogni passo, perchè stessimo accorti, nel buio fitto, a non inciampare sui tiranti che sostenevano uno di quei pali in cemento che Vajozzu si allenava a scalare d’inverno per essere pronto per l’albero della cuccagna tirato su in piazza, carico di ogni ben di Dio, nell’occasione della festa.
Noi fummo attenti. Fu lui però che sentimmo bestemmiare dietro. Lo aveva centrato. Cadde e le pere rotolarono lungo la strada.
Nel rialzarsi, ”mi raccomando...” intimò, aggiungendo un indice accostato di traverso sulla bocca e il palmo aperto ad assodare l’impegno al silenzio.
Naturalmente noi lo raccontammo a tutti. Poi però, dacchè si misero a sfotterlo, preferimmo evitarlo.
Anche perchè era di quei giorni la fresca azione che aveva invece coperto di gloria Micu u gurpi, un suo coetaneo svelto di mani e di testa. Il mercoledì prima, giorno di mercato in piazza, gli era riuscito di ”grattare” due barattoli di pomodori. Li aveva portati in campagna, dove suo padre faticava di zappa ad aprire e chiudere i solchi per deviare l’acqua e abbeverare proprio le piante di pomodori.
”Che mi hai portato” gli aveva inveito contro per tutta riconoscenza. ”Mi e cresciuta nella pancia la pianta di pomodori a furia di mangiarne ... se era tonno”. Aveva scagliato lontano le due latte.
Micu non si era perso d’animo. Tornato in paese, aveva rimproverato di brutto il venditore. ”Ho pagato tonno, mi avete dato queste”. Era stato così convincente da ottenerne il cambio. E non si stancava mai di raccontarlo ai grandi in piazza, che lo sollecitavano e si sbellicavano dalle risate.
In quelle occasioni Unghia – cosi detto perchè lui davvero andava all’unghia, rubava con destrezza – se ne stava in disparte con il muso a broncio. Non gli piaceva che Micu raccogliesse gloria per un fatto che a lui era spesso costato colpi di nerbo e di bastone. E non sarebbe stato facile spiegare a uno tanto duro di testa che si era apprezzata l’arguzia, che era l’età a non fare di Micu un ladro e che così non poteva essere nel suo caso, dati i suoi anni.
E di sicuro i nostri mai furono veri furti, piuttosto ancora un gioco, un misurarsi tra noi buono a farci crescere. Erano gli ultimi fuochi prima del diventare adulti a cui nulla sarebbe stato più perdonato, l’estremo aggrapparsi al mondo protetto dei fanciulli, seppure a parole anelassimo alla gioventù, che credevamo migliore.
E gia si cresceva.

Home | Biografia | Opere | Premi | Racconti brevi | I miei articoli | Articoli di altri | Contatti | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu