Mimmo Gangemi


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Brano 1 Passo



Brano tratto da “Il passo del cordaio” di Domenico Gangemi
Cap.l pag. 7 e segg.

Teresa aveva sempre avuto impegni, troppi e troppo spesso, che la tenevano fuori casa per ore. Per quei suoi impegni erano capitati un po’ di guai, per l’esattezza legnate della Madonna a chi l’aveva insidiata roba da non farli riconoscere dalla madre. Anche se poi la gente come al solito ci aveva ricamato sopra, decidendo che era un miracolo non ci fosse ancora scappato il morto, merito solo della prontezza di Pasquale – lo avrebbe fiutato nell’aria lo sparo, l’attimo prima che deflagrasse, cavandosela con una ferita al fianco che andava piuttosto a tutto merito di un robusto ramo d’ulivo – e del buco di culo avuto da Carmelo che, già incaprettato e pronto per l’olio santo, si sarebbe salvato per il sopraggiungere di un fuoristrada, che era parso dei Carabinieri ed era invece quello di Mico, con un faro sul tetto per la caccia a lepri, conigli, volpi e a quant’altro sfuggiva al bosco. A Teresa tutto ciò non era comunque bastato.
Su questo rifletteva l’uomo mentre, al riparo di una siepe, ne attendeva i passi di rientro dalla campagna.
Teresa comparve finalmente, sola e peccatrice nel primo imbrunire di una giornata di fine febbraio.
Le si accostò con un sorriso, scorgendole un attimo di preoccupazione e subito la tranquillità di sempre.
”Vieni con me, ti voglio mostrare una cosa”, le si rivolse amichevole. Senza aspettare risposta, prese a indirizzarla, con una mano risoluta sul braccio, verso degli alberi distanti una cinquantina di metri.
Teresa se ne allarmò, poi ancora un sorriso dell’uomo le tolse le ombre. Si lasciò condurre. C’era la mano, forte e salda sul braccio, a darle fiducia e, con la fiducia, l’allettante pensiero che si fosse finalmente deciso a ciò che lei gli chiedeva da tempo con gli occhi. Lo seguì docile, ogni tanto alzandogli un sorriso che lui ricambiava, ogni tanto premendogli forte col seno sulla mano che dava continuità alle loro ombre.
Le era sempre piaciuto, nonostante sapesse ciò che diceva di lui la gente. E non le pareva il caso di perdere tempo in inutili schermaglie, si sarebbe data, subito, per proprio piacere. A parte che poteva essere una buona soluzione, forse definitiva, anche una famiglia, magari senza i doveri di una moglie.
Che tutto poteva capitarle nella vita, tranne che riuscire a starsene vedova devota alla memoria. Non a ventott’anni, non con i pensieri che le accaldavano la testa. Non potevano pretenderlo. Eppure lo pretendevano: due suoi amanti ancora si leccavano le piaghe – in giro si diceva che al solo sentire il suo nome si facessero il segno della Croce e che fossero loro a caricare di ceri la statua di San Sebastiano nella Cattedrale – e attorno le stavano facendo terra bruciata, le diventava ogni giorno più difficile trovare uno, che le piacesse, disposto a rischiare. Nei giorni degli agguati le si erano smossi i vermi, aveva avuto paura. Talmente da convincersi davvero a non ricaderci, che da lì in poi avrebbero potuto impiantarle pratica per la beatificazione. Era famiglia, quella del marito, da cui non si usciva se non a piedi in avanti. Lì, poteva rifarsi una vita solo con un matrimonio conveniente per loro, forse. Intanto, contava la compostezza che pretendeva il nome. Altro però le chiedevano le carni, consumandole i buoni propositi nel logorio di poche occhiate giovani che si insinuavano a scovarla dietro la tendina della finestra. Quando i sensi vincevano su ogni ragionamento abbattendo la prudenza. Allora si liberava con un gemito e si assolveva al pensiero del marito che non aveva trovato di meglio che farsi consumare dalla cirrosi a meno di trentadue anni. Ci fosse stato lui, sarebbe stato diverso, non certo per i meriti a letto, che un coniglio avrebbe saputo fare di più e meglio, ma già per la sola presenza del cristiano di rispetto qual era.
Ora tutto sembrava avviarsi verso una soluzione che sarebbe potuta diventare accettabile. Le sorrideva, l’uomo del suo possibile futuro, mentre la scortava verso il boschetto. Ogni tanto, col dorso della mano, le strofinava sul seno. Ogni tanto allungava l’altra a lisciarle il collo. E lei vi si accucciò infine, già in un affanno di fiato.
”Che gran troia”, pensava però l’uomo nel condurla, senza riuscire a trattenersi dal toccarla. Gli era già preso altre volte in passato lo schiribizzo di farsela qualche botta, ne valeva la pena, che per essere era una bella femmina, soda di carni e con zinne dure e gonfie come meloni. Se non l’aveva fatto, era stato solo per il dover dare conto, per l’occhio della gente che finisce sempre con l’appurare tutto. Ora pero...
Pure, capiva molte cose da quella mancanza di ritegno, da tanta facile arrendevolezza. Natura. Istinti che niente e nessuno è in grado di correggere, neanche il piombo. La sua maggiore meraviglia non era però lei, così pronta ad allargare le cosce più che nella visita dal ginecologo, quanto che continuasse a esserci sempre qualcuno che rischiava pur di averla, dopo i due a cui erano stati spolverati ben bene gli abiti.
Appena dentro il bosco, Teresa gli si mise di fronte, in attesa, una mano sui fianchi, l’altra lenta a scorrersi la carne del collo fin dentro i capelli, il sorriso sfrontato, l’occhio già complice.
Nel cielo ora violaceo, una debole brezza si faceva pensare vento mentre frusciava in alto le foglie, cedeva sostituita da un’altra che si annunciava da lontano.
”Ma si”, concesse l’uomo a se stesso mentre la stendeva lunga per terra.
Un tuono improvviso spaccò in due il silenzio del cielo. Il lampo gli stette dietro di un niente, macchiando della luce di un attimo il buio della stanza dove Giannino dormiva.
Si ritrovò sveglio a sentire la pioggia che ora cadeva scrosciante. Sapeva che non avrebbe ripreso sonno: o faceva un’unica tirata fino al mattino o, a svegliarsi nella notte, restava vigile e schiacciato dai pensieri, in quei percorsi malati della mente che, negli ultimi dieci anni, gli avevano portato sorrisi di compatimento, scherno e il diminutivo “Giannino” al posto di Gianni, o del titolo di professore che gli toccava per aver fatto il maestro fino al giorno disgraziato di tanto tempo prima.

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